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Un inverno col popolo della taiga
Dicembre 2004: in tempi natalizi, la neve scende copiosa ammantando
i boschi e le guglie dolomitiche. Al di là delle Alpi imbiancate,
da settimane, si moltiplicano le segnalazioni di Beccofrusoni e le prime
osservazioni nel Nord Italia, cui partecipiamo, ricercando inizialmente
in territorio trentino, confermano che anche nel Belpaese s’annuncia
un inverno indimenticabile. Di ritorno da una giornata infruttuosa, vado
a spendere fatalmente le ultime due ore di ricerca nel “mio” Alto
Adige, sul famigliare altopiano del Renon. Sono le 16.37 del 29 dicembre
e la luce si va attenuando…
Dagli spinosi arbusti di rosa canina ai giardini di Collalbo, Longomoso, Soprabolzano dove i “ciuffetti” sfruttano piccole mele mai raccolte, marcescenti sul terreno o ancora appese ai rami. Radunati sugli abeti argentati, come palline natalizie crestate, sui tetti a mangiare la neve, allineati nel letto di un minuscolo torrente ghiacciato sulle residue gocce d’acqua, intenti a becchettare sulle cortecce o a bere la linfa che fuoriesce dalle ferite di un tronco. Pronti a frullare all’unisono ordinandosi a nube in perfetta sincronia, e a tornare, per posarsi ancora più vicini, mai timorosi di fronte all’umano. Il roost, posto alcuni km a monte di Collalbo nel fitto bosco di conifere, del quale non accerto mai l’esatta ubicazione, rimane uno dei misteri, come, in fondo, il motivo delle periodiche invasioni. Ufficialmente per sovrappopolazioni originate da buone annate riproduttive associate a scarsità di bacche nel nord, ma forse anche per fattori più sfuggenti che il mondo scientifico sta ancora studiando. Di certo c’è che per gli uccelli migratori, come per quelli “invasori”, ogni viaggio racchiude la promessa del ritorno alle terre d’origine. La presenza dei folletti dal ciuffetto si protrae fino alla primavera, quando, per essi, ridiventa troppo forte il richiamo verso il Grande Nord. A metà marzo, quasi tutti i Beccofrusoni sembrano partiti, ed il monitoraggio quotidiano viene sospeso, ma ad aprile ne rilevo ancora un folto gruppo di oltre cento individui che si trattiene in una nuova zona, ricca di bacche di edera. Il 6 maggio restano ancora 15 irriducibili, e molto probabilmente sono davvero gli ultimi. I tempi della natura, improrogabilmente, vanno dettando il ritorno alle latitudini artiche e, quasi in contemporanea agli amici dal ciuffetto, anche io, ormai, posso partire per le consuete vacanze in Scandinavia, nei loro stessi territori. Il popolo della taiga, un giorno, probabilmente lontano, tornerà ancora a trovarci. Oltre quattro mesi sull’altopiano, intanto, sono trascorsi, e già rivivono nei ricordi. La natura, ci ha regalato un sogno meraviglioso, ed il privilegio di vivere, giorno dopo giorno, un evento naturalistico impossibile da dimenticare...
Testi e foto: Maurizio Azzolini |
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