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CASTEL RONCOLO (RUNKELSTEIN)


Subito fuori della città di Bolzano, all'imbocco della Val Sarentino/Sarntal, troviamo tino degli edifici civili più prestigiosi di questo periodo: Castel Roncolo/Runkelstein.

La sua fondazione, per concessione del vescovo di Trento, ad opera dei fratelli Berale e Friedrich von Wangen, risale al 1240 circa. Dopo soltanto quarant'anni andò distrutto e ricostruito dal nuovo proprietario Nikolaus Vintler. Due secoli più tardi fu curato il suo consolidamento ed ampliamento. La dimora venne poi arricchita da affreschi il cui ciclo di carattere profano è uno dei più interessanti dell'Alto Adige. Nel 1503, divenuto padrone del maniero, l'imperatore Massimiliano d'Asburgo ordinò il restauro degli affreschi con la partecipazione di Friedrich Pacher.

Le pitture più antiche occupano alcune sale del palazzo originale, mentre altre sono presenti nella cosiddetta "Residenza estiva" costruita al tempo dei Vintler. Gli affreschi del palazzo, che ancora si conservano, sono quelli realizzati nella "Sala del torneo", nella "Sala da bagno" e nella "Sala delle coppie".

La "Sala dei torneo" presenta nella parete meridionale una grande scena di combattimento fra cavalieri che inforcano bianchi destrieri. All'evento assistono eleganti fanciulle affacciate fra gli archi di un ricco loggiato. Al di sotto di questa composizione troviamo un largo registro pittorico con dame e cavalieri che partecipano ad un ballo castellano. Sulla parte di ponente si dispiegano alcune scene di caccia, mentre su quella di levante la composizione riguarda il tema della pesca alla quale si dedicano damigelle e giovani signori.

Nella "Sala da bagno" la composizione descrive un loggiato ad archi ribassati sostenuti da esili colonnine. Qui si affacciano vari personaggi in atteggiamento di spettatori. Sotto il loggiato corre un grande drappo con cervi ed aquile in posizione araldica, mentre al di sopra della teoria di archi è dipinto un meandro a medaglioni. All'interno di questi sono posti dei motivi polilobati che fanno da cornice alle figure di vari personaggi. Ad epoca successiva appartengono, poi, una figura di dama con una corona in mano, caratteristica per la lunga treccia bionda che le ricade sulle spalle, e la figura di un falconiere in calzamaglia. Entrambi i personaggi appartengono ai primi del 1500 e sarebbero attribuiti al pennello di MARX REICHLICH. Secondo la tradizione, la "Darne mit Krone" dovrebbe ricordare quella Margarete Maultasch, contessa di Tirolo, che, estintasi la schiatta dei Mainardo, nel 1363 cedette beni e diritti a Rodolfo IV d'Asburgo.

Il complesso pittorico denuncia la presenza di più mani, anche se il tutto appare armonizzarsi secondo un medesimo filo ispiratore. I disegni sono piacevoli, aulici e non privi di movimento. I colori sono caldi, saturi di una garbata musicalità, anche se insufficienti a creare corpose volumetrie. Qui gli artisti dimostrano interesse per l'osservazione dal vero e i loro lavori sono lontani dagli schemi stereotipati della iconografia medievale in genere. Ciò dimostra che a base delle composizioni è stato posto l'impegno di studi preparatori, e che si sono effettuati quantomeno degli schizzi intesi a caratterizzare le diverse tipologie narrative, con scene il più possibile vicine alla realtà quotidiana. E' un'arte, insomma, che appare lontana dalle metafore, dai simbolismi e che guarda, entro certi limiti, alla realtà oggettiva della vita cortigiana.

Gli affreschi della "Residenza estiva" sono di datazione più tarda. I dipinti della loggia contengono simboli delle arti liberali e busti d'ispirazione romana, oltre a scene tratte dal poema di Vigolao.
Nel corridoio sopra la predetta loggia sono presenti personaggi mitologici, nonchè eroi come Ettore, Alessandro, re Artù, David, Carlo Magno, Tristano ed altri. Nella cosiddetta "Stanza di Tristano ed Isotta", al di sotto del soffitto sono dipinti motivi ispirati al celebre poema cavalleresco oltre a composizioni paesaggistiche e scenografiche. Il tutto è affrescato a toni monocromi in terra verde, mentre i cosiddetti lumi sono ricavati a mezzo campiture bianche. Il ciclo è ben conservato ma è stato quasi completamente ridipinto nel XVI secolo. Nella "Stanza di Garello", infine, l'anonimo pittore ha affrescato gli stemmi di Massimiliano 1 e di Maria di Borgogna, sua moglie, quello del Tirolo, oltre a tredici scene tratte dal romanzo cavalleresco allora in voga: "Garello della valle fiorita". Le pitture qui sono mal conservate; alcune sono state trasferite. Il livello di tutto il lavoro è piuttosto debole in quanto il pittore non sembra essere riuscito a superare la mediocrità resa più avvilente dai rifacimenti del tempo di Massimiliano I.

Per una collocazione attendibile degli affreschi trecenteschi della "Residenza estiva", non è azzardato presumere collegamenti culturali di estrazione lombarda, soprattutto per le tematiche d'ispirazione naturalistica. Anche qui il livello estetico non è tale da provocare entusiasmi e l'effetto generale che se ne ricava è di debole efficacia.

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